Medicina di precisione

Protesi aortica 3D al Maggiore di Parma per un 76enne

Due operazioni hanno ricostruito il grande vaso dopo una dissezione. Il dispositivo è stato progettato sulle immagini anatomiche del paziente.

Protesi aortica 3D al Maggiore di Parma per un 76enne

Un paziente piemontese di 76 anni, colpito da una grave dissezione con dilatazione dell’aorta, è stato trattato all’ospedale Maggiore di Parma con una protesi progettata sulla sua specifica anatomia. Il percorso, realizzato dalle équipe di Cardiochirurgia e Chirurgia vascolare, ha previsto due interventi distinti e l’impiego di un dispositivo costruito attraverso una progettazione tridimensionale.

La dissezione aortica consiste nella lacerazione dello strato interno dell’aorta, il principale vaso sanguigno dell’organismo, che dal cuore attraversa il torace e l’addome. Nel caso affrontato a Parma, la malattia interessava un tratto esteso dell’arteria e configurava un quadro definito sindrome mega-aortica, con il coinvolgimento di strutture vascolari dirette verso organi, cervello e arti superiori.

Il progetto elaborato sulle immagini Tac

Per definire il trattamento sono state analizzate le immagini della Tac, utilizzate non soltanto per la diagnosi ma anche per misurare dimensioni, caratteristiche anatomiche e posizione delle aperture necessarie a mantenere il flusso sanguigno nei principali rami arteriosi. Sulla base di questi dati sono stati realizzati prototipi in 3D e una simulazione. La produzione della protesi è stata affidata a strutture specializzate in Germania e Australia, mentre la simulazione è stata svolta a Londra.

La prima fase dell’intervento si è svolta il 20 aprile nell’ambito della cardiochirurgia. In circa sei ore i medici hanno sostituito la valvola aortica, l’aorta ascendente, l’arco aortico e una parte dell’aorta discendente, ricostruendo anche i vasi destinati a irrorare il cervello e gli arti superiori. L’operazione è stata eseguita con il supporto della macchina cuore-polmone, utilizzata per mantenere la circolazione durante la procedura.

Il completamento in Chirurgia vascolare

La seconda tappa è stata eseguita il 7 luglio nella sala della Chirurgia vascolare. La protesi è stata introdotta nei vasi attraverso le arterie degli arti inferiori e posizionata per completare la sostituzione del tratto malato. L’intervento è durato circa cinque ore e ha utilizzato immagini radiologiche in tempo reale per guidare gli operatori all’interno del sistema vascolare.

Andrea Agostinelli, riferimento della Cardiochirurgia per il progetto, ha spiegato che la collaborazione tra cardiochirurghi e chirurghi vascolari ha permesso di definire fin dall’inizio un unico percorso di cura. Paolo Perini, riferimento della Chirurgia vascolare, ha sottolineato invece il ruolo della navigazione radiologica durante l’inserimento del dispositivo. Al lavoro hanno partecipato anche anestesisti, tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria, personale infermieristico e medici in formazione delle strutture coinvolte.

Il paziente è tornato al Maggiore per un controllo circa due settimane prima della comunicazione diffusa dall’ospedale. In quell’occasione, secondo quanto riferito dalla struttura, è stato verificato il buon esito del trattamento e una prospettiva favorevole per il recupero. Il caso viene presentato dall’ospedale come un esempio di integrazione tra competenze chirurgiche e strumenti di progettazione personalizzata in una patologia che interessa l’intera aorta.