Classifica occupazionale

Nella top 100 dei datori di lavoro anche tre aziende di Parma

Il ranking di Statista e Corriere della Sera deriva da 300mila giudizi anonimi online e considera realtà con almeno 250 addetti.

Nella top 100 dei datori di lavoro anche tre aziende di Parma

Sono tre le aziende con sede a Parma presenti nella classifica Italy’s Best Employers, realizzata da Statista e dal Corriere della Sera. La graduatoria individua le realtà con almeno 250 dipendenti considerate più apprezzate come ambienti professionali in Italia, sulla base delle valutazioni espresse dai lavoratori.

Nel gruppo delle prime cento posizioni figurano Barilla, al 28esimo posto, Chiesi, al 61esimo, e Mutti, al 65esimo. Le tre imprese rappresentano il comparto alimentare e quello biofarmaceutico, due settori rilevanti per il tessuto produttivo del territorio parmense.

Il metodo della graduatoria

La classifica è arrivata alla settima edizione e ha raccolto circa 300mila risposte attraverso accessi al sito Corriere.it. Il giudizio è anonimo e riguarda sia la propria azienda sia altre imprese conosciute dai partecipanti. L’obiettivo è misurare la percezione dei dipendenti sulle condizioni offerte dai diversi datori di lavoro.

Tra gli aspetti presi in considerazione rientrano il clima aziendale, le condizioni di lavoro e i benefit. La graduatoria non si basa quindi soltanto sulle dimensioni o sulla notorietà dei gruppi, ma sulle opinioni raccolte tra le persone chiamate a valutare la propria esperienza professionale.

Le prime posizioni

In testa alla graduatoria nazionale compaiono Lavazza, De Cecco, FinecoBank, Fondazione IRCCS-Istituto Nazionale dei Tumori, Gabetti, Accademia delle Belle Arti di Napoli, Banca d’Italia, Roche, Thales Alenia Space e Google. L’elenco comprende realtà attive in ambiti diversi, dall’alimentare alla finanza, dalla ricerca alla formazione e alla tecnologia.

Per Parma, la presenza nella top 100 di Barilla, Chiesi e Mutti segnala il posizionamento di tre gruppi conosciuti del territorio all’interno della selezione nazionale. I risultati, tuttavia, riflettono il giudizio anonimo dei partecipanti all’indagine e non costituiscono una valutazione generale valida per ogni lavoratore o per ogni sede aziendale.