Il 30 settembre 2026 un gruppo di cittadine e cittadini aderenti al comitato Uniti per la difesa del territorio di Mezzani ha organizzato un presidio davanti alla sede della Provincia di Parma, in viale Martiri della Libertà. La manifestazione è stata promossa per contestare il progetto di realizzazione di un impianto a biometano in località Mazzabue, nei pressi della frazione di Casale, nel comune di Sorbolo Mezzani.
Il progetto contestato
L’intervento prevede la costruzione di un impianto di digestione anaerobica alimentato ogni anno con circa 69.600 tonnellate di matrici. Tra i materiali indicati figurano 10.000 tonnellate di liquame suino, 7.200 tonnellate di pollina, 11.000 tonnellate di liquame bovino e 9.000 tonnellate di letame bovino.
Il comitato concentra le proprie obiezioni soprattutto sulla localizzazione individuata per l’impianto, considerata troppo vicina a via Burla, alla frazione di Casale e ai centri abitati di Colorno e Torrile. Secondo i partecipanti al presidio, la strada rappresenta il principale collegamento veloce tra Mezzani e Parma ed è già interessata dal traffico di chi si sposta quotidianamente per lavoro.
Le preoccupazioni sulla viabilità
I rappresentanti dei cittadini sottolineano inoltre che negli ultimi anni lungo la strada è aumentato il passaggio di mezzi pesanti diretti verso diverse aziende. La realizzazione dell’impianto, a loro giudizio, comporterebbe un ulteriore incremento della circolazione, legato al trasporto dei residui destinati alla fermentazione e al ritiro del gas prodotto.
La stima indicata durante la protesta è di 100 mezzi pesanti in più al giorno, tra camion e autocisterne. È questo uno degli aspetti che il comitato considera più problematici per la sicurezza e per la vivibilità dell’area, insieme alla vicinanza dell’impianto alle abitazioni e alle attività presenti nei territori circostanti.
Durante il presidio sono stati esposti cartelli e striscioni contrari al progetto. Tra i messaggi diffusi dai manifestanti, il richiamo alla tutela della salute collettiva, il rifiuto dell’impianto e la preoccupazione per le possibili conseguenze sull’agricoltura e sul Parmigiano Reggiano, indicato come una delle eccellenze del territorio.