Lavoro e futuro

Previdenza e giovani, cosa cambia con le misure del 2026

Adesione automatica; fondi negoziali; garanzia contributiva: il confronto promosso dalla CISL

Previdenza e giovani, cosa cambia con le misure del 2026

Carriere discontinue, periodi di precarietà e retribuzioni contenute possono incidere sull’adeguatezza delle pensioni future, soprattutto per chi è entrato da poco nel mercato del lavoro. È il quadro richiamato da Elisabetta Oppici, componente della segreteria della CISL Parma Piacenza, nel confronto sulle novità previdenziali previste per il 2026.

Adesione automatica e divario generazionale

La Legge di Bilancio 2026 introduce meccanismi di adesione automatica alla previdenza complementare, lasciando ai lavoratori la possibilità di esercitare le scelte previste dalla normativa. Secondo il sindacato, la misura può favorire una maggiore partecipazione, in particolare tra i giovani, ma deve essere accompagnata da informazione e orientamento per consentire decisioni consapevoli.

I dati COVIP citati dalla segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, evidenziano una differenza tra le fasce d’età. Al 1° luglio 2026, la partecipazione alla previdenza complementare risultava pari al 33,2% tra le persone dai 16 ai 34 anni, contro il 45% registrato nella fascia compresa tra 55 e 64 anni.

Il ruolo dei fondi negoziali

Nel dibattito hanno un ruolo centrale i fondi pensione negoziali, nati dagli accordi tra organizzazioni sindacali e rappresentanze datoriali. La CISL sottolinea che questi strumenti non perseguono finalità lucrative proprie e si basano su una governance partecipata. Le rilevazioni COVIP indicano inoltre costi mediamente inferiori rispetto ai fondi pensione aperti e ai piani individuali pensionistici.

Un elemento considerato importante è il contributo del datore di lavoro previsto dai contratti collettivi. Per il sindacato si tratta di una risorsa ottenuta attraverso la contrattazione e parte delle condizioni definite per i lavoratori, non di una semplice concessione commerciale. La CISL esprime invece contrarietà alla possibilità di trasferire il contributo datoriale al di fuori delle condizioni fissate dalla contrattazione, anche verso forme pensionistiche proposte da operatori finanziari e assicurativi.

Secondo l’organizzazione, l’estensione rischierebbe di separare una risorsa nata dalla contrattazione dal sistema che l’ha generata. La posizione, viene sottolineato, non mette in discussione la libertà individuale di scelta, ma mira a tutelare il ruolo delle parti sociali nella definizione delle condizioni previdenziali.

Pensione pubblica e tutela dei giovani

Per la CISL Parma Piacenza, la previdenza complementare deve integrarsi con quella pubblica, che resta fondamentale. Tra le proposte figura una pensione contributiva di garanzia per i giovani, destinata a proteggere chi rischia di maturare un trattamento insufficiente a causa di bassi salari, precarietà e periodi privi di contribuzione.

La questione previdenziale, osserva il sindacato, è legata alla qualità del lavoro, al livello delle retribuzioni e alla continuità dei versamenti. Per questo vengono indicate politiche capaci di migliorare le condizioni occupazionali e salariali, oltre a un rafforzamento delle attività di informazione sul territorio, con particolare attenzione ai fondi negoziali, al contributo datoriale e alla destinazione del TFR. A dicembre è previsto un momento di confronto dedicato alla previdenza complementare.