Tra il 2019 e il 2025 in Emilia-Romagna hanno chiuso 6.485 negozi. Il numero delle attività commerciali è passato da 46.925 a 40.440, con una contrazione del 13,8%, leggermente superiore alla media nazionale del 13,4%. I dati, elaborati da Confesercenti nazionale, descrivono un fenomeno diffuso in tutte le province della regione.
La riduzione più marcata in termini percentuali riguarda Ravenna, con un calo del 21,5%, seguita da Ferrara, al 20%. Bologna e Forlì-Cesena registrano una contrazione del 14%, mentre Parma si attesta al 13,1%. Seguono Piacenza e Rimini, entrambe all’11,5%, Modena all’11,1% e Reggio Emilia al 10%.
Il bilancio delle province
In valori assoluti, il dato più elevato è quello di Bologna, che ha perso 1.396 negozi rispetto al 2019. Vengono poi Ravenna con 931 attività in meno, Modena con 769, Ferrara con 761, Rimini con 614, Forlì-Cesena con 607, Parma con 580, Reggio Emilia con 460 e Piacenza con 367.
Secondo le stime dell’associazione, la chiusura dei punti vendita ha comportato una perdita di valore per le economie locali dell’Emilia-Romagna pari a circa 972,75 milioni di euro. L’impatto maggiore è stato calcolato nella provincia di Bologna, con 209,4 milioni di euro in meno, seguita da Ravenna con 139,65 milioni, Modena con 115,35 milioni, Ferrara con 114,15 milioni, Rimini con 92,1 milioni e Forlì-Cesena con 91,05 milioni. Parma registra una perdita stimata in 87 milioni di euro, Reggio Emilia in 69 milioni e Piacenza in 55,05 milioni.
La proposta dell’associazione
A livello nazionale, Confesercenti stima in circa 16,7 miliardi di euro la spesa delle famiglie non rimasta nelle economie locali a causa della riduzione dei negozi fisici. Una parte dei consumi si è spostata verso l’e-commerce e le grandi piattaforme internazionali. Per l’associazione, ogni 100 euro spesi nei negozi fisici ne lascia circa 70 nel circuito economico locale, mentre una quota analoga trasferita sui grandi marketplace internazionali esce dal territorio.
Dario Domenichini, presidente regionale di Confesercenti, sostiene che la chiusura di un negozio comporti la perdita non soltanto di un’impresa, ma anche di un servizio, di occupazione, di reddito e di un presidio sociale, soprattutto nei piccoli comuni, nei centri storici e nelle periferie. L’associazione propone misure come una fiscalità agevolata per le attività situate nei territori più fragili, maggiori strumenti per i sindaci e un Fondo per la rigenerazione urbana.
La proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti prevede anche un contributo dell’1% sui ricavi dei grandi operatori internazionali dell’e-commerce. L’obiettivo indicato è raggiungere 50.000 sottoscrizioni: al momento, secondo l’associazione, sono state raccolte quasi 40.000 firme. Il 9 e 10 settembre sono state annunciate iniziative di raccolta in Emilia-Romagna e nel resto d’Italia.