Il decreto sulla scuola approvato dal Consiglio dei ministri viene contestato da Ciac Parma, che definisce il provvedimento un'operazione elettorale. Secondo l'associazione, le misure rischiano di penalizzare i bambini stranieri e le loro famiglie, invece di sostenere i percorsi di integrazione e di apprendimento della lingua italiana.
In una nota diffusa il 26 settembre, Ciac accusa il decreto di avere un carattere demagogico e di fare leva sulla paura del diverso per raccogliere consenso. La critica riguarda soprattutto la distanza tra gli obiettivi dichiarati dal provvedimento e le risorse effettivamente disponibili per garantire l'accesso ai percorsi linguistici.
La situazione dei Cpia
L'associazione richiama il caso dei Centri provinciali per l'istruzione degli adulti. In Emilia-Romagna, durante l'anno scolastico 2024/25, sarebbero state presentate circa 45mila domande di iscrizione ai 12 Cpia regionali, mentre circa 8mila persone sarebbero rimaste in lista d'attesa.
Si tratta, sottolinea Ciac, di persone che hanno bisogno di imparare l'italiano anche per adempiere agli obblighi collegati al permesso di soggiorno di lungo periodo e alla cittadinanza. Per l'associazione, l'insufficienza dell'offerta rende concreto il rischio che un diritto previsto dalla legge diventi difficile o impossibile da esercitare. Nel documento viene richiamato anche l'articolo 3 della Costituzione e il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano l'uguaglianza sostanziale.
L'esperienza della scuola di italiano
Ciac porta inoltre come esempio la propria scuola di italiano a Parma, frequentata ogni giorno da centinaia di persone migranti con livelli diversi di conoscenza della lingua. I percorsi, spiega l'associazione, non comprendono soltanto lezioni di italiano, ma anche attività legate alla cittadinanza attiva e alla conoscenza del territorio.
Secondo Ciac, l'integrazione non può essere costruita imponendo limiti alla partecipazione, ma richiede il coinvolgimento delle comunità. L'apprendimento della lingua attraverso esperienze condivise, sostiene l'associazione, permette infatti di conoscere meglio i servizi e la vita della città.
Nel comunicato viene infine ribadito che il terzo settore non può sostituirsi allo Stato nella garanzia dei diritti. Ciac chiede quindi di rafforzare la scuola pubblica e contesta ogni uso strumentale delle paure legate alla presenza di persone straniere.