Caso giudiziario

Chiesto a Parma il processo per la compagna di Ogando

La 21enne è accusata di averlo colpito con un coltello: l’uomo morì dopo il ricovero al Maggiore

Chiesto a Parma il processo per la compagna di Ogando

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio immediato per Brenda Alesandrina Fumagalli, 21 anni, accusata dell’omicidio del compagno Cristopher Gaston Ogando. L’uomo fu ferito con una coltellata al torace all’interno dell’abitazione di Borgo Riccio 31, a Parma, e morì dopo il ricovero all’Ospedale Maggiore.

I fatti risalgono alla sera del 4 marzo 2026. Intorno alle 18, i carabinieri intervennero nell’appartamento dopo una segnalazione del 118 per un presunto accoltellamento. I sanitari trovarono Ogando in condizioni gravissime e prestarono le prime cure prima del trasferimento d’urgenza in ospedale. Nonostante un delicato intervento chirurgico, l’uomo decedette nella mattinata successiva a causa dello shock emorragico provocato dalla profonda ferita da arma bianca.

La versione dell’incidente

Fumagalli ha sempre sostenuto che si sia trattato di un incidente domestico. Secondo il suo racconto, la donna si trovava in cucina e stava lavando i piatti con un grosso coltello in mano quando il compagno le si sarebbe avvicinato alle spalle per scherzo. Nel voltarsi improvvisamente, avrebbe colpito Ogando senza intenzione.

La ricostruzione riferita ai soccorritori è stata ritenuta non compatibile con gli elementi raccolti durante l’inchiesta. Al loro arrivo, i sanitari avrebbero ascoltato sia le parole della vittima, che chiedeva di essere portata in ospedale perché respirava con difficoltà, sia quelle della donna, che avrebbe spiegato di essersi girata mentre stava cucinando. La ferita era localizzata nella zona laterale sinistra del torace, sotto l’ascella.

Gli accertamenti dei carabinieri

Le indagini sono state coordinate dalla Procura e condotte inizialmente dalla Sezione Operativa della Compagnia di Parma, quindi dal Nucleo Investigativo dei carabinieri. Il sopralluogo dei Ris, gli accertamenti tecnici nell’abitazione, il sequestro del coltello e l’analisi degli altri reperti sono stati affiancati dall’ascolto di vicini, familiari e operatori sanitari.

Secondo l’accusa, l’insieme degli elementi raccolti smentirebbe la tesi dell’incidente e configurerebbe un omicidio volontario aggravato dalla convivenza. Per la giovane sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il giudice per le indagini preliminari ha motivato la misura anche con il rischio di nuovi episodi lesivi nei confronti di altre persone o della stessa indagata. Nei prossimi giorni è previsto l’interrogatorio di garanzia, la cui data dovrà essere fissata dal giudice.