Il confronto sulle nuove regole per la composizione delle classi e sull’uso di burqa e niqab negli istituti scolastici si intreccia con il tema dell’integrazione. Dopo le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha annunciato un provvedimento da portare in Consiglio dei ministri, è intervenuto Pier Paolo Eramo, dirigente del Liceo Classico Romagnosi di Parma. In un’intervista a Radio Bruno, Eramo ha invitato a concentrarsi sugli aspetti organizzativi, evitando che la discussione si trasformi in una contrapposizione politica e identitaria.
Secondo il dirigente, l’intervento annunciato affronta problemi reali, ma il punto decisivo resta la sua applicazione concreta. Esistono già norme che limitano l’uso in pubblico di caschi o altri oggetti capaci di impedire il riconoscimento della persona, mentre ogni anno le scuole devono fare i conti con il numero degli iscritti, la distribuzione degli studenti e le eventuali deroghe. Una riorganizzazione, ha osservato Eramo, non può prescindere dalla realtà dei quartieri: i bambini frequentano gli istituti del territorio in cui vivono.
Classi, servizi e organizzazione
Per rendere applicabili eventuali nuove disposizioni servirebbe quindi una programmazione adeguata, con scuole, posti disponibili e trasporti. La gestione, ha spiegato il dirigente, dovrebbe essere valutata caso per caso e città per città, perché in alcuni quartieri le condizioni necessarie non esistono ancora e devono essere costruite. Il rischio, secondo Eramo, è che il dibattito venga assorbito dalle contrapposizioni ideologiche, lasciando in secondo piano i problemi concreti e le soluzioni possibili. I numeri, ha sostenuto, possono essere sostenibili, ma devono essere verificati sulla base delle caratteristiche dei singoli territori.
Nel passaggio dedicato al Romagnosi, Eramo ha riferito che la presenza di studenti stranieri è contenuta, con una percentuale più alta nel liceo linguistico, indirizzo che per sua natura ha una dimensione internazionale. Il dirigente ha però contestato l’uso indistinto della definizione di straniero per persone nate e formate in Italia. Al centro, ha sottolineato, dovrebbe esserci il tema della cittadinanza, intesa come riconoscimento di diritti. Una classificazione generica rischierebbe invece di alimentare una contrapposizione artificiale e di rafforzare pregiudizi.
Il divieto degli smart glass
Durante l’intervento, il dirigente ha affrontato anche il tema degli occhiali intelligenti capaci di collegarsi a internet, ricevere informazioni e trasmettere immagini in diretta. Il Liceo Romagnosi ne ha vietato l’utilizzo all’interno dell’istituto poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, ritenendo che non avessero una specifica utilità didattica e potessero prestarsi a usi impropri. La decisione riguarda soprattutto la tutela della privacy e la possibilità che dispositivi di questo tipo vengano utilizzati senza piena consapevolezza o responsabilità da parte degli studenti. Eramo ha ricordato che divieti analoghi sono già stati adottati in altri contesti, tra cui ospedali, piscine, palestre e poligoni.