REAZIONI POLITICHE

A Parma contestato il corteo nazionale sulla remigrazione

Gabriella Corsaro richiama memoria antifascista e Costituzione contro l’iniziativa annunciata a novembre.

A Parma contestato il corteo nazionale sulla remigrazione

Parma ospiterà il 14 novembre una manifestazione nazionale dedicata alla remigrazione, promossa dal Comitato Remigrazione e Riconquista, da CasaPound Italia e da altri movimenti identitari. Contro l’iniziativa interviene Gabriella Corsaro, segretaria del circolo Pd Oltretorrente, secondo cui la città non dovrebbe restare indifferente davanti a una mobilitazione che, a suo giudizio, mette in discussione i valori dell’accoglienza e della coesione.

Il richiamo alla storia di Parma

Corsaro lega la posizione contraria alla manifestazione alla storia della città. Nell’agosto del 1922, afferma, dietro le barricate di Parma vi era una comunità unita attorno a un’idea di libertà. Quella tradizione, prosegue la dirigente dem, avrebbe contribuito a ispirare la Resistenza e alla successiva assegnazione alla città della Medaglia d’oro al Valor Militare.

Da questa memoria, sostiene Corsaro, deriverebbe una responsabilità pubblica per chi oggi ricopre incarichi istituzionali. Il riferimento riguarda anche il sindaco e quanti si oppongono al corteo: la contrarietà, precisa, non sarebbe motivata dalla volontà di negare il diritto di manifestare, tutelato dalla Costituzione, ma dal giudizio sui contenuti dell’iniziativa. Una piazza può essere legittima nella forma, afferma, ma ritenuta inaccettabile sotto il profilo politico e culturale.

Il riferimento alla Costituzione

Nel merito, la segretaria del circolo Pd contesta il significato attribuito alla parola remigrazione. Secondo la sua lettura, dietro un termine dal suono neutro si nasconderebbe l’idea che l’appartenenza a una comunità dipenda dall’origine e non dalla partecipazione alla vita collettiva. Corsaro richiama quindi la memoria delle leggi razziali del 1938, descritte come un esempio di norma formalmente valida ma moralmente indegna.

La dirigente politica cita inoltre l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce la pari dignità dei cittadini senza distinzione di razza, lingua o religione. I promotori della manifestazione, osserva, fanno riferimento a una proposta di legge d’iniziativa popolare, ma la legalità formale non coinciderebbe necessariamente con la legittimità costituzionale. Per Corsaro, i limiti fissati dalla Carta non possono essere superati da alcuna maggioranza.

La risposta auspicata dal Partito democratico è una contromanifestazione pacifica, definita dalla stessa Corsaro composta e rispettosa. L’obiettivo, chiarisce, non sarebbe impedire lo svolgimento del corteo, ma testimoniare una posizione alternativa fondata sulla cittadinanza democratica e antifascista. Il messaggio conclusivo è un invito a difendere l’identità del Paese attraverso l’inclusione, senza ricorrere all’espulsione.