Tra il 2019 e il 2025 la provincia di Parma ha perso 197 bar, passati da 1.343 a 1.146 attività. Il dato equivale a una chiusura ogni 11 giorni. Nel solo comune capoluogo gli esercizi sono diminuiti da 656 a 575, con un saldo negativo di 81 attività, più di una al mese.
I numeri sono stati elaborati dall’Ufficio economico di Confesercenti sulla base dei dati Infocamere e presentati nell’ambito dell’iniziativa nazionale contro la desertificazione commerciale. Il calo ha interessato soprattutto i comuni della provincia, dove i bar sono scesi da 687 a 571: 116 imprese in meno, pari a una riduzione del 16,9%. A Parma la flessione è stata del 12,3%.
Il confronto con gli altri territori
Nel complesso, la provincia di Parma ha registrato una contrazione del 14,7%, superiore alla media regionale del 14,1% e a quella nazionale del 14,2%. Il dato parmense risulta inoltre peggiore rispetto alle vicine province di Reggio Emilia, che ha perso il 9,3% dei bar, Piacenza, con il 10,7%, e Modena, con l’11,6%. Nei comuni italiani non capoluogo la riduzione media è stata del 13,4%.
La scomparsa di un bar non incide soltanto sull’offerta commerciale. Nei quartieri e nei piccoli paesi questi esercizi rappresentano spesso luoghi di incontro, soprattutto per gli anziani e per chi vive nei centri più isolati. In alcune località, il bar è anche uno degli ultimi presidi ancora attivi e contribuisce a mantenere una presenza quotidiana nelle strade.
“Noi teniamo vivo il paese con la nostra presenza”, ha spiegato Marco Biolzi, titolare della Gelateria I Portici di Salsomaggiore Terme. Secondo l’esercente, l’attività svolge una funzione sociale oltre che economica, offrendo un punto di riferimento e contribuendo, anche attraverso eventuali segnalazioni, all’attenzione verso persone sole o situazioni problematiche.
Le ricadute economiche
La riduzione degli esercizi avrebbe sottratto al territorio provinciale circa 59,1 milioni di euro di ricchezza. Di questi, 24,3 milioni riguarderebbero il comune di Parma e 34,8 milioni gli altri comuni. La contrazione comporta minori consumi, meno acquisti dai fornitori locali, una riduzione dell’occupazione e un gettito fiscale più basso per le comunità.
A livello nazionale, nello stesso periodo, le imprese perse sono state 24.073, circa 11 al giorno, con una ricchezza mancata stimata in oltre 7,2 miliardi di euro. Tra i fattori indicati dall’analisi figurano l’aumento dei costi per energia, materie prime, affitti e lavoro, i cambiamenti nelle abitudini successivi alla pandemia, la perdita di potere d’acquisto, la difficoltà del ricambio generazionale, la carenza di personale e il peso della burocrazia.
Per Stefano Cantoni, responsabile dei pubblici esercizi di Confesercenti Parma, il fenomeno riguarda l’intera rete delle attività di prossimità e colpisce in modo particolare i paesi, dove il bar può essere l’ultimo luogo di aggregazione rimasto. L’associazione sostiene una proposta di legge di iniziativa popolare per contrastare la desertificazione e supportare le attività nei quartieri e nei piccoli centri.
La sottoscrizione della proposta è possibile online, attraverso il sito di Confesercenti Parma e l’accesso con SPID o Carta d’Identità Elettronica, oppure nei punti di raccolta e nei comuni aderenti. Tra quelli indicati figurano Parma, Fidenza, Salsomaggiore Terme, Colorno e Langhirano.