Aida torna in scena al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto nell’ambito del XXVI Festival Verdi. L’opera di Giuseppe Verdi sarà proposta nell’allestimento firmato da Franco Zeffirelli per il Centenario Verdiano del 2001, concepito appositamente per uno dei più piccoli teatri d’opera al mondo. La regia originale sarà ripresa da Stefano Trespidi.
La prima recita è in programma venerdì 2 ottobre alle ore 20. Sono previste repliche venerdì 9 e venerdì 16 ottobre alle 20, oltre a una rappresentazione domenica 25 ottobre alle 15.30. Sul podio salirà per la prima volta Giuseppe Mengoli, alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani.
Un cast al debutto nei ruoli principali
Tra gli interpreti figurano tutti artisti al debutto nei rispettivi ruoli. Il soprano Federica Vitali vestirà i panni della schiava etiope Aida, il tenore Vincenzo Costanzo sarà il condottiero Radamès e il mezzosoprano Teresa Iervolino interpreterà la principessa egizia Amneris. Completano il cast il baritono Hae Kang nel ruolo di Amonasro, il basso Alberto Comes in quello di Ramfis e il basso Adriano Gramigni come Re.
Parteciperanno inoltre i giovani Francesco Congiu, nel ruolo di un messaggero, e Nicoletta Briguglio, in quello di una sacerdotessa. Entrambi sono già stati allievi dell’Accademia Verdiana del Teatro Regio di Parma.
La storia e la scelta di Zeffirelli
Opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni, Aida fu commissionata a Verdi dal chedivè d’Egitto Ismail Pascià per il Teatro Khediviale dell’Opera del Cairo, dove debuttò il 24 dicembre 1871. La prima rappresentazione italiana si tenne l’8 febbraio 1872 al Teatro alla Scala di Milano.
Il soggetto, ideato dall’egittologo francese Auguste Mariette, intreccia il destino della schiava etiope, del condottiero egizio Radamès e della principessa Amneris, sullo sfondo della guerra tra Egitto ed Etiopia. Il triangolo amoroso si conclude nel sepolcro, dove i due amanti, sepolti vivi, si congedano dal mondo con il duetto O terra, addio.
Nel programma di sala, Giuseppe Martini analizza il rapporto tra la dimensione spettacolare dell’opera, con balletti, inni, marce e sfilate, e la scrittura musicale di Verdi. Secondo Martini, Aida riuscì a unire elementi del grand opéra francese e della tradizione italiana, trasformando la componente scenica in un linguaggio capace di definire le passioni dei personaggi.
Nelle note di direzione, Mengoli richiama il legame tra il Preludio e il Finale, accomunati da una linea musicale sospesa che accompagna il destino dei due amanti. Dopo Aida, Verdi si allontanò per alcuni anni dal teatro d’opera, dedicandosi alla musica sacra, per tornare sulle scene quindici anni più tardi con Otello.
L’allestimento nasce dalla scelta di adattare la celebre opera alle dimensioni ridotte del teatro di Busseto. Zeffirelli lo descrisse come una riduzione drastica del grande apparato scenico tradizionalmente associato ad Aida, con l’obiettivo di mettere in evidenza la dimensione più intima della vicenda. Il debutto del 27 gennaio 2001 fu accolto, secondo le parole del regista, da una lunga ovazione del pubblico.